Come cambiano le software house italiane. Intervista a Guglielmo Maffeis

(a cura di Luigi Torriani)

Guglielmo Maffeis – Fondatore e CEO di Faq400 e di Erpselection

Come si sta evolvendo il mercato IT in Italia? Come cambiano le aziende del settore? Cosa chiedono i clienti?

Ne parliamo con Guglielmo Maffeis, consulente, fondatore e CEO di Faq400 e CEO di Erpselection.

Faq400 è la community italiana di riferimento per il mondo IBM i / AS400, mentre Erpselection è in Italia il più importante portale indipendente di ranking, rating e software selection.

Datasys Network condivide la visione aziendale e la filosofia che stanno alla base di questi progetti e partecipa ogni anno alle iniziative di Faq400 e di Erpselection.

[nell’immagine qui sotto lo stand di Datasys Network all’evento AI Power Day 2026]

INTERVISTA A GUGLIELMO MAFFEIS

Buongiorno Guglielmo, e grazie per la disponibilità. Una prima domanda è d’obbligo e riguarda lo stato dell’arte dell’Intelligenza Artificiale in Italia. Datasys Network sta investendo su questo fronte e ha introdotto diverse novità concrete, tra le quali – per esempio – i nuovi modelli di AI e Ricerca Ibrida per il Customer Portal utilizzato dai nostri clienti. So che anche con le tue società ti stai muovendo e stai organizzando degli eventi dedicati al tema dell’AI. In questo momento come vedi la situazione – sul fronte dell’Intelligenza Artificiale – nel nostro Paese? Cosa chiedono i clienti e in che modo cambiano e cambieranno le software house sotto la spinta di questa importante evoluzione storica?

Secondo me siamo entrati nella fase più interessante, perché finalmente si parla un po’ meno di AI in teoria e molto di più di cosa ci si può fare davvero.

Per quasi due anni abbiamo assistito a una corsa alla scoperta dell’Intelligenza Artificiale. Tutti provavano ChatGPT, tutti parlavano di Copilot, tutti volevano mettere la sigla AI dentro qualche prodotto. Oggi le aziende cominciano a fare una domanda molto più concreta: dove mi fa risparmiare tempo, dove mi riduce un costo oppure dove mi permette di lavorare meglio?
Ed è una domanda che condivido completamente.

Con ERPSelection abbiamo un punto di osservazione particolare perché parliamo continuamente sia con le aziende utenti sia con le software house. Vedo ancora situazioni molto diverse. Ci sono imprese che stanno già utilizzando l’AI nei processi quotidiani e altre che stanno semplicemente cercando di capire da dove iniziare.

Per questo credo che nei prossimi mesi diventerà importante anche fare degli assessment seri. Prima di comprare l’ennesimo strumento AI bisogna capire quali processi aziendali hanno realmente senso, quali dati sono disponibili e quale ritorno ci si può aspettare.
È anche uno dei motivi per cui abbiamo organizzato le AI Special Weeks di ERPSelection: vogliamo mettere intorno allo stesso tavolo chi sviluppa software, chi fa consulenza e chi utilizza questi sistemi nelle aziende, parlando possibilmente di casi reali e risultati misurabili.

Per le software house il cambiamento sarà molto forte.

L’AI entrerà dentro gli ERP e dentro le applicazioni gestionali, ma cambierà anche il modo stesso in cui il software viene progettato, sviluppato, documentato, assistito e venduto.

E qui vedo un passaggio interessante: fino ad oggi molte software house vendevano soprattutto funzionalità. Domani una parte crescente del valore sarà nella capacità di aiutare il cliente a utilizzare meglio i propri dati e ad automatizzare attività che oggi richiedono molto lavoro umano.

Ci sarà però anche parecchia selezione. Scrivere “AI” sulla brochure sarà facilissimo. Dimostrare che quella funzione serve veramente al cliente sarà molto più difficile.

Sei un profondo conoscitore del mondo delle software house italiane, un mondo nel quale Datasys Network è protagonista fin dalla sua fondazione nel 1981, con importanti partnership al di fuori dell’Italia ma rimanendo sempre un’azienda orgogliosamente Made in Italy. Quale valore aggiunto possono dare ai clienti le software house italiane, rispetto ai grandi gruppi internazionali?

Su questo ho una posizione abbastanza chiara: non credo esista una risposta secondo cui il software italiano sia migliore di quello internazionale, o viceversa.

Dipende dall’azienda che lo deve utilizzare.

Ci sono gruppi internazionali che hanno prodotti eccezionali e capacità di investimento enormi. Sarebbe sbagliato negarlo.

Ma le software house italiane hanno alcuni vantaggi molto concreti.

Il primo è la conoscenza delle aziende italiane.
Il nostro tessuto industriale è particolare: abbiamo migliaia di aziende manifatturiere, commerciali e di servizi con processi molto specifici, spesso cresciuti nel corso di decenni. Una software house che lavora da anni in questi settori conosce problemi che difficilmente si imparano leggendo un manuale.

Il secondo vantaggio è la vicinanza. Quando un progetto ERP entra nel vivo, il cliente vuole parlare con qualcuno che conosca realmente la sua azienda, non semplicemente aprire un ticket.

C’è poi un altro elemento che considero spesso sottovalutato: la capacità di adattamento.
Molte software house italiane sono nate lavorando fianco a fianco con i propri clienti. Questo ha creato prodotti magari meno conosciuti a livello internazionale, ma molto profondi su alcuni settori e processi.

Dall’altra parte dobbiamo essere altrettanto sinceri: le software house italiane devono investire di più.
Sull’AI, sulle interfacce, sulla user experience, sull’integrazione tra applicazioni, sulla capacità commerciale e, in diversi casi, anche sulla comunicazione.
Avere un ottimo software e aspettare che il mercato se ne accorga da solo oggi non basta più.

Credo quindi che nei prossimi anni vedremo convivere sempre di più questi due mondi: piattaforme internazionali molto forti e produttori italiani capaci di competere sulla conoscenza del cliente e sulla specializzazione.

Con la società Faq400 sei un punto di riferimento per il mercato IBM i / AS400 in Italia. Come si sta evolvendo questo mercato e che futuro avrà? Cosa vogliono le aziende e cosa chiedono ai propri fornitori?

La cosa curiosa è che da almeno vent’anni sento periodicamente dire che l’AS/400 è morto. Nel frattempo continuiamo a incontrare aziende che ci fanno girare sopra produzione, logistica, amministrazione e sistemi assolutamente centrali per il loro business.

Naturalmente il mercato è cambiato.

Il problema oggi raramente è la piattaforma IBM i in sé. Il problema è tutto quello che le è cresciuto intorno negli anni.
Ci sono applicazioni molto vecchie, programmi sviluppati da persone che magari sono già andate in pensione, interfacce che gli utenti più giovani faticano ad accettare e soprattutto competenze che diventano sempre più difficili da trovare.

Quando parliamo con le aziende, quindi, non sentiamo necessariamente dire: “voglio cambiare IBM i”.
Sentiamo molto più spesso domande come: come modernizzo le mie applicazioni? Come integro IBM i con il resto dell’azienda? Come trovo competenze? Come utilizzo l’AI? Devo cambiare ERP oppure posso far evolvere quello che ho? Ed è esattamente su queste domande che stiamo cercando di lavorare con Faq400.

Credo che il futuro di IBM i passerà soprattutto dalla modernizzazione. Non significa riscrivere tutto da zero. In molti casi sarebbe anche economicamente assurdo.
Significa capire cosa vale la pena conservare, cosa modernizzare, cosa integrare e cosa eventualmente sostituire.

E c’è un altro problema enorme, forse il più urgente: quello delle persone.
Il ricambio generazionale nel mondo IBM i è reale. Per questo formazione, community e trasferimento delle competenze avranno un peso sempre maggiore.
Da questo punto di vista io continuo a vedere parecchio lavoro da fare nei prossimi anni.

Cosa bolle in pentola in Faq400 e in Erpselection? Che progetti state sviluppando per il 2027?

Troppe cose, come sempre! Però per il 2027 abbiamo alcune direzioni abbastanza precise.

Su ERPSelection vogliamo continuare a sviluppare il nostro modello di software selection. Negli ultimi anni abbiamo raccolto moltissimi dati su software, aziende ICT, case history, recensioni e progetti di selezione. Il passo successivo è utilizzare meglio tutto questo patrimonio.

Stiamo lavorando a un accesso più guidato ai contenuti di ERPSelection attraverso l’AI. L’idea non è sostituire il portale con un chatbot. Anzi.
Vogliamo che l’AI aiuti un’azienda a orientarsi tra migliaia di informazioni, faccia le domande corrette e, quando emerge un progetto concreto, la porti verso una vera software selection gestita da persone.

Stiamo lavorando anche sugli Assessment ERP e AI. Credo molto in questo modello perché molte aziende oggi non hanno ancora bisogno di scegliere un prodotto: prima devono capire cosa hanno, dove sono i problemi e dove conviene intervenire.

Continueremo inoltre con gli Osservatori ERPSelection. Abbiamo accumulato abbastanza informazioni sulle software selection italiane da poter raccontare come stanno realmente scegliendo i gestionali le aziende: quali settori stanno investendo, quali dimensioni aziendali, cloud oppure on premise, software italiani oppure internazionali.

Per Faq400, invece, il lavoro principale sarà trasformare sempre di più la community in un luogo nel quale le aziende possano trovare risposte concrete.

Formazione, eventi, modernizzazione delle applicazioni, IBM i Selection, competenze professionali e utilizzo dell’AI sul mondo IBM i saranno alcune delle aree su cui continueremo a investire.

Stiamo sperimentando anche strumenti AI costruiti sulla conoscenza accumulata dalla community in tanti anni. È un progetto a cui tengo molto perché Faq400 possiede una quantità enorme di contenuti tecnici e di esperienza distribuita tra centinaia di professionisti.

C’è poi un tema che accomuna ERPSelection e Faq400.
In questi anni abbiamo costruito due community e tantissime relazioni. Ora dobbiamo diventare ancora più bravi a trasformare queste relazioni in progetti concreti per le aziende e in opportunità per i nostri partner.

È probabilmente il lavoro più difficile che abbiamo davanti nel 2027. Ma è anche quello su cui personalmente passerò più tempo.

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